Montalbano sono!


Sabato ultimo scorso si è tenuto il primo evento di Montepisano.eu, location il Montalbano. Nonostante la scarsa esperienza siamo riusciti a gestire il flusso di bikers, ben 4 (compreso il sottoscritto) e tutti già noti (anche alle FDO).
L'itinerario è stato un mix delle precedenti esperienze (alcune tragiche) ed è stato supervisionato da GASP in persona che si è prodigato in una dettagliata descrizione, ben conscio delle nostre scarse capacità nell'orienteering. Ho provveduto poi a sfoltirlo delle risalite romantiche in modo che calzasse perfettamente per un'utenza di basso livello. Sulla carta 35km per 1400+, non proprio noccioline.

ANCHIANO Con moooooolta calma (quasi le 10) partiamo dal parcheggio di Anchiano nei pressi della famosa dimora di Leonardo da Vinci, mezzi inkriccati per il viaggio di fortuna (degno del più bieco capolarato pugliese) a bordo del furgoncino di Luca.
Poco asfalto fino a Faltognano e dopo il cimitero abbandoniamo via Santa maria per immergerci nella natura. Quella che inizia come un invitante stradello di campagna si trasforma subito in una salita tecnica su massi lisci. I punti per rifiatare sono davvero pochi e le pettate a tratti ti levano di sentimento. Riusciamo comunque a mantenere un buon passo, i cerchi nuovi fiammanti del Flavio e le gommine da graziella che ho montato aiutano parecchio.
Poco prima che inizino a volare moccoli raggiungiamo il crinale, qui saliamo ginocchioni il pettattone del Poggio del Ciliegio (615slm) e quindi ci riposiamo sotto le antenne presso l'imbocco delle Vedove; un quarto d'ora di goliardico sfottò per riprendere fiato e vestirci all'ultimo grido.

Le Vedove sono il tipico trail montalbanese: di media pendenza, con pochissima roccia, tantissime curve e qualche modesto rilancio. Fortunatamente Ale decide di non fare subito il vuoto dietro di lui, Luca e Andrea seguono nelle retrovie e io nel mezzo a filmare ed arrancare, sdubbiato da un trattore (Giant Reign LTD 1.5) che, con gomme da 2.3 e cerchi superpro, è fin troppo reattivo.
Neanche il tempo di finire le suddette considerazioni che ci ritroviamo per forza di cose (le vedove basse sono quasi chiuse nds) sulla Medicea, un trail di collegamento che non mi ha mai innamorato più di tanto; sarà forse per il fatto che soffrendo di reflusso con tutte quelle gobbe mi si ripropone sempre lo sformatino di cavolo lesso.
La medicea si continua nel Capanno sul quale tocchiamo le 88 miglia orarie e quindi a seguire, dopo un breve tratto di carrareccia, il Poggione che da single track diventa ben presto un half track con lo spazio appena sufficiente per le gomme. Finale un poco più wild e pendente. 500 metri di dislivello bruciati in pochi minuti.

Abbocchiamo per pochi metri l'asfalto e quindi verso loc.Colle dove chiediamo indicazioni ad una combriccola di bambini per trovare l'imbocco della Furba. La Furba si compone di più segmenti; è necessario abbandonare quasi subito la carrareccia (indicazioni sulla sx) ed inizia una parte breve  ma divertente fatta di rilancioni e sponde, di qui si prosegue verso dx risalendo un poggetto e quindi giù in mezzo agli ulivi. Al termine dell'oliveto si deve nuovamente lasciare la carrareccia deviando a sx. Qui inizia la parte più giocosa del sentiero con curve veloci, salti piccoli e paraboliche. Tra chiusure di sterzo, rientri selvaggi in pista, e salti alla cazzo di cane posso dire di aver dato il peggio di me e di aver visto le mie certezze frantumate in un secondo. Fortunamente, se eccettuiamo i ponticelli che stanno ritti per miracolo, il finale di sentiero è più una passeggiata romantica lungo il fiume, una sorta di camera di decompressione che ci riporta alla civiltà e ci consente di godere del panorama sui vigneti che ricoprono interamente le colline. Da brave Pimpe manifestiamo tutto il nostro entusiasmo scondizolando e appoggiandocelo al culo come si confà alle bestie. Unica nota stonata in questa perfetta giornata bucolica sono Ale e Andrea che ininterrottamente da circa due ore parlano di topa e culo (sia in salita che in discesa). Cerco invano di ignorarli dedicandomi al materiale di videoediting  e predispondendo scenografie barocche alla LaChapelle con bici da enduro ornate di acini di uva.


Dal fondo valle risaliamo su sterrata bianca, attraversiamo in pace il Podere le Poggiarelle per sbucare sulla via Vergheretana in loc. Santa Cristina a Mezzana. Qua Luca va in crisi, a nulla sono valsi il risino in bianco e le mele cotte della sera prima. Le gambe proprio non gli girano. Decidiamo di dargli qualche minuto di tregua facendolo sonnecchiare sulle panchine dei giardinetti. La fontana sgocciola come un vecchio prostatico.

Dopo 1km e mezzo lasciamo l'asfalto assolato e percorriamo in costa la gola del Rio dell'Acqua calda. Qua perdiamo Luca definitivamente. Scopriremo per telefono che si è scordato il casco ai giardinetti. Segue quindi una sosta forzata all'ombra dei alberi e topa e culo ritornano protagonisti. Una volta ricongiunti con lo stordito, riprendiamo la salita stavolta a spinta; i rovi sugli stinchi ci tengono svegli e guardinghi. Fortunatamente la flagellazione dura poco e su carrareccia raggiungiamo il Ristorante il Pinone. Stavolta la fontana funziona alla grande e dopo poco riprendiamo a pedalare, del resto Luca sembra essersi un pò ripreso e sfoggia il suo solito sorriso beffardo (ma forse stavolta è un inizio di tetano).

Il vento che sferza sui nostri visi e i capezzoli che sfregano sulla maglietta gli indurirono il membro e la cinse penetrandola con l'impeto di un vulcano in eruzione.............scusate......sono andato fuori tema . Dicevo .....raggiungiamo quindi veloci su asfalto l'inizio della seconda discesa della giornata, senza dubbio la più affascinante: il Frabibbo, un serpentone di curve e tornantini malefici che quieto scende lungo il Rio dei Morticini. Importanti le opere di edilizia lungo il sentiero con ponticelli e passerelle in legno degne di un Adventure Park. Finale discretamente incazzato con passaggi alla Rampage (evitati ovviamente).

Sono le 2 passate. Ci attende l'ultima risalita di circa 600 metri, un pensiero che improvisamente diventa concreto, quasi tangibile. Cerchiamo ristoro in un oliveto, consumiamo quello che resta delle cibarie e marchiamo il territorio con i nostri umori. Negli appena 20 minuti di sosta una carrellata di cadaveri sulle due ruote che, madidi di sudore e ansimanti, risalgono verso crinale. Fatico a vedere il ricambio generazionale in questo sport, la media dell'età è seconda solo a quella dei cacciatori o del Giappone.

Riprendiamo quindi l'itinerario seguendo il Borro della Motaccia e quindi sù lenti verso Marcignana tra poderi e casolari tirati a lucido. Le pettate e il caldo abbondano, a tratti si va di spintage. Cerchiamo ristoro in ogni fontanella, albero ombroso e cane randagio che incrociamo. Topa e culo sono un lontano ricordo e in religioso silenzio risaliamo sotto il Monte Pietramarina zizzagando il più possibile per spalmare il dislivello. La salita tecnica su roccia e la luce che filtra tra gli alberi spogli ci risvegliano l'entusiamo. Il sole ha allentato la sua morsa e il bosco diventa nuovamente rifugio e amico. Giungiamo sul crinale e, sull'ultimo strappo per il Poggio del Ciliegio, Ale si accascia in terra.
Ad una prima occhiata potrebbero sembrare crampi o stanchezza ma lo conosco bene......è in realtà un suo modo un pò infantile di cercare attenzioni. Mi sdraio affianco a lui, gli do un paio di pacche sulla testa, giochiamo rotolandoci in terra, gli tiro un bastone e in quattro e quattrotto è già pronto a risalire in bici.

Dalla vetta spelacchiata del Monte Cupola (633 slm) si domina tutta la piana da Firenze a Pisa con la cornice dell' Appennino sullo sfondo. Siamo sfatti. Ci concediamo 5 minuti per un pò di stretching e le ultime due minchiate. Fortunatamente il Cupola FR, almeno nella parte alta, è un lungo flow poco impegnativo che scende veloce sul versante ovest. Consta di più segmenti da raccordare, gli ultimi due sono un pò più tecnici con ripidi, compressioni e tornanti ma comunque di roccia ne vedrete ben poca. Nonostante lo sfattume manteniamo un buon ritmo e dopo neanche un quarto d'ora sbuchiamo sul Borro della Balenaia in rapida sequenza. Un breve intermezzo romantico lungo la sponda del torrente e quindi l'asfalto della via Sant'Amato che in due minuti ci riporta al parcheggio per scambisti di Anchiano. Il resto è sulla cronaca di questi giorni.

35km 1392m+ 
(1470m+ per Luca che si è scordato il casco)










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