Elba Gravity Park - Rio Marina


Ed eccoci quassù. Stamattina mi trovavo nella landa desolata di Castelfranco a litigare col portabici  ed ora qui, sospeso su un crinale che con un pò di fantasia potrebbe apparire appenninico. Aggiungendo un altro pò di fantasia si potrebbe far finta che il mare laggiù in basso sia una distesa di nuvole ed eccoci proiettati a 3000metri di altitudine ed incredibilmente freschi come rose.
Essì che nelle ultime ore ne abbiamo passate: la corsa per non perdere il traghetto, le false generalità in biglietteria per usufruire dello sconto residenti, il check-in alla Casa Valdese di Rio Marina con con l'adesivo GODISPORCO in bellavista sulla biga di Ale, per non parlare delle salite assurde da Rio nell'Elba in poi.............pestaggi più che strappi.

Fa niente.....tutto questo nella nostra mente è già passato remoto mentre ci mettiamo le protezioni per affrontare il primo trail, uno dei più temuti dell'Isola: la Buca del Bandito. A farci compagnia il Mediterraneo a 360 gradi e qualche ciclista un pò imbolzito sulle immancabili e-bike. Ale apre le danze com'è d'uopo in queste occasioni. Dalla Cima del Monte (515m slm) scendiamo lenti sul versante ovest tra gradoni e lastre di roccia; la parte più insidiosa è il brecciolino smosso che intervalla i passaggi tecnici e che, alle nostre basse andature, rende l'equilibrio precario. Volendolo parametrare ai pisani si sta tra un Babus e un Calcifer.
Dalla sella in poi il sentiero devia bruscamente abbandonando lo 00 ed entrando nel tipico boschetto di macchia mediterranea. Nonostante il flow l'andatura non decolla, vuoi per il fondo smosso, vuoi per qualche rilancio, vuoi perchè facciamo cagare. L'ultima parte molto guidata ci dà maggiore confidenza con un fondo terroso dall'ottima tenuta. Sbuchiamo sull'asfalto di via del Volterraio soddisfatti: la Buca del Bandito è un bel sentiero, molto lungo, impegnativo il giusto, vario nelle diverse sezioni e con un panorama da paura nella parte alta.......peccato che la vostra linea di orizzonte sarà la gomma anteriore.



Alternative all'asfalto non ce ne sono. I sentieri che portano alla Fortezza del Volterraio, sebbene costeggino la strada, non sono praticabili sulle due ruote. La discesa galvanizzante comunque ci dà una spinta anche in salita, il morale è alto e le gambe girano bene.........quelle di Ale meglio. Riguadagnamo i 500 metri persi senza troppo impegno e in cima alla salita facciamo una breve sosta nell'area attrezzata sotto i pini, giustiziamo la mitica focaccina from la Gabella mentre ci godiamo la vista sul Volterraio che, in bilico su un piano inclinato, domina la retrostante baia di Portoferraio......all'orizzonte spunta tra le nuvole il tenebroso Monte Capanne.

A buzzo pieno facciamo un breve briefing, siamo a circa 1000m+ e il sole è sempre bello alto; operiamo un cambio di programma e decidiamo di abboccare il Mezza Strega dal crinale del Monte Capannello (408m slm) sul quale cerchiamo di sopravanzare un gruppo di escursionisti a piedi. Ci buttiamo giù un attimo prima che l'orda di anziani ci sopraffaccia con i loro paralizzanti "sapetecheancheioandavoinbiciallavostraetà?". Gli appena 100metri di dislivello in discesa sono  scorrevoli e divertenti, poco prima della sella c'è pure un piccolo salto.
Al crocevia imbocchiamo il Mezza Strega, un trasferimento che, tagliando in costa il monte, procede tra prati erbosi verso est in un lungo mangiaebevi; da menzionare a circa un terzo del sentiero un ripido mezzo scassato su cui Ale per poco non rimedia il primo fittone intraversando la biga stile Gary McCoy.

Proseguiamo 300 metri su asfalto e ci ritroviamo sul piazzale antistante il Monte Serra, che , con i suoi appena 422m di altezza pare più un altipiano che non un monte vero e proprio. L'intreccio di sentieri che da qui si dipana ci mette un pò in difficoltà, del resto i pisani è da un pezzo che non sono più un popolo di navigatori. Comunque non ci perdiamo d'animo e grazie a una cartina delle spiagge più belle d'isola, una meridiana telescopica e due gps riusciamo a tracciare la rotta corretta. Gli appena 100metri di dislivello che ci separano dalla "vetta" ce li sudiamo tutti complice una risalita sporca, a tratti ritta e grottescamente lunga. Ma chissenefrega.......con lo sguardo perso all'orizzonte e inebriati dalle essenze di lavanda, ginestra e rosmarino procediamo ga(Y) verso la cima. La discesa del Serra è tutt'altro che scontata e nella parte alta ricorda molto il Moriglion di Penna, con un paio di rock garden che levati; finale a foo.

Di qui si prosegue direttamente sul Vignola che parte dallo stesso piazzale di cui sopra. Il sentiero inizia innocuo, quindi si procede in sicurezza su lastre e rocce, una spruzzatina di flow, a seguire un pò di sassaia immersi nella macchia mediterranea e un finale veramente cazzuto con il coltello tra i denti e Padre Pio sul manubrio. Non c'è che dire......questo ELBA GRAVITY PARK ci piace parecchio sopratutto perchè non è gravity e tantomeno park, anzi il nome lo trovo veramente fuorviante visto che il tutto si sviluppa su sentieri al naturale solo in minima parte rivisitati per le due ruote; scordatevi quindi sponde, rampe, saltini, wall ride e cagate varie......solo voi, la vostra biga e roccia......tanta.


Dalla fine del Vignola risaliamo nuovamente dalla provinciale SP33 per circa 3km in direzione Rio nell'Elba. Il sole inizia finalmente a farsi da parte e sulla stanchezza prevale un senso di rilassamento e di estraneazione.....siamo alle porte del Nirvana.
Sono quasi le sette, l'ultima vestizione (peraltro inutile) sullo spiazzo erboso  da cui partono le discese sulle miniere;  parlo al plurale perchè i sentieri in effetti sono due: quello che decorre più vicino all'asfalto è quello ufficiale che potete trovare anche sulla mappa del sito www.elbagravitypark.it, quello pochi metri più in là nella vegetazione è una variante che scende più o meno parallela al primo; di fatto nel dubbio che ci portasse troppo fuoritraccia ce lo siamo pure risaliti a spinta. 


Le Miniere vere e proprie in realtà sono per buona parte una carrareccia che progressivamente si restringe in un sentiero scorrevole immerso nei boschetti di macchia mediterranea. Giusto il tempo di iniziare a gioire per la discesa che questa inaspettatamente termina. Un pò delusi ci incamminiamo nella luce rarefatta della sera verso il lungomare, quando dalla vegetazione che costeggia la strada, ci appare sotto di noi un vero e proprio lago di sangue! è il Laghetto delle Conche, originatosi presso uno dei pozzi di scavo delle miniere di Rio Albano. La curiosità ha la meglio sullo sfattume e deviando dal percorso scendiamo in riva al laghetto in uno scenario marziano dove il rosso prevale su tutto. Estasi interiore e foto a manetta.

Puzzolenti, impolverati e scurrili come non mai ci mangiamo gli ultimi km di asfalto lungomare che ci separano dall'aperitivo. La frescura della sera e il mare piatto di un blu cobalto vegliano su di noi fino alle porte del paese. Le barche dondolano alle nostre spalle, musica, birra e troiai vari, la fatica è rimasta nei boschi, negli occhi la gioia di aver vissuto un GIORNO, non un giorno qualunque. 
L'indomani 93 temerari sfideranno il maltempo (2 gocce d'acqua) per il raduno ufficiale ma noi, con le nostre coscienze sporche, saremo già sul traghetto di ritorno verso le nostre miserabili vite.

33km 1300m+






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