In Pania col Pazzo


E' stata sicuramente una concatenazione di eventi: le pimpe fuori gioco per problemi tecnici, la curiosità di conoscere usi e costumi di una civiltà a me sconosciuta (La Lucchesia) e un cambio di programma in zona Cesarini: sono nel letto a palle all'aria per la calura, pregustando un giretto sobrio in compagnia di forestieri a millantare gesta e firmare autografi, quando alle 23.23 Charles invia quello che si rivelerà il mio epitaffio su whatsapp:

"Viene il Pazzo. Mi propone con partenza 
da Gallicano questo: piglionico, rifugio Rossi 
e poi discesa supertecnica tutta su sentiero fino
a Gallicano" 

La mia scarsa esperienza e conoscenza delle Apuane evita che l'ansia mi divori anzitempo. Supertecnica? Starà sicuramente scherzando come si fa tra amici di vecchia data, penso. Eppoi noi siamo cresciuti sul Serra, quindi si può scendere di tutto e dappertutto. Il Secco docet. Ripenso. Perplesso.

Sveglia alle 6.15. Sono ospite e guai a sgarrare. E' una questione di principio. Eppoi ho dormito male, il caldo, mia moglie che mi rigira ogni ora nella speranza che non russi, le zanzare, mio figlio piccolo che si materializza alle 4.00 in piedi davanti al letto stile horror giapponese. 
Vabbè, nel silenzio della casa dormiente controllo per l'ennesima volta la checklist dell'attrezzatura da portare via:
 - borracce, panini, casco, occhiali, sali minerali, crema da culo, kit di riparazione, kit pronto soccorso, patente, protezioni, l'informatore coop (non riesco a cagare in bosco senza leggere qualcosa) e il borsone con il cambio per non impuzzonire tutta la macchina; escluso quest'ultimo tutto arriverà a destinazione......sto migliorando!

Il viaggio di andata scorre via veloce, mentre parlo con Charles cerco di mettere a fuoco il Pazzo; ma chi è?!.....aaaaaah quello con la copertina degli Iron Maiden sul profilo di MTB-forum, quello che censisce i sentieri uno ad uno con una meticolosità tipica dei serial killer, si narrano grandi cose di lui, cose riferite, gran pedalatore e manico, faceva pure belle foto, forse lo contattai proprio per quello o per chiedergli informazioni su un itinerario, francamente non ricordo. Il forum è morto, affogato  nell'omologazione e inedia dei cervelli. Insomma son proprio curioso.

A Gallicano un quarto d'ora a rigirare per viuzze alla ricerca degli impianti sportivi  (manco fosse  Manhattan) poi, poco prima che vengano allertate le FDO per auto sospetta,  arriviamo a destinazione. Saluto il Pazzo di Lucca ma prima ancora che riesca a prendergli le misure viene subito circondato dal resto della compagnia lucchese. Mantengo un profilo basso ed elargisco sorrisi a destra e manca, riabbraccio il mitico Angelotto del GRAVIDI TEAM e sopratutto osservo ........ad una prima occhiata sembrerebbe una goliardica scampagnata tra amici ma in realtà nelle strette di mano, nelle pacche sulle spalle e nella disposizione centrifuga delle persone si nota subito una gerarchia, un ordine massonico ben preciso.....il più alto e brillante al centro è il Capo, il maschio alpha, quello che ha sempre la battuta giusta e la prima scelta dal cesto della fica, tutti intorno un entourage di comparse e gregari, proni e annuenti come geishe. Occhi aperti Monty, sguardo basso e passo misurato, qua siamo al confino.

Risaliamo sfilacciati da Gallicano verso Molazzana, il sole già troppo alto e l'umido schifoso che ribolle nell'aria. Tutti intorno il verde della giungla garfagnina. Pedalo con la testa vuota, ascolto conversazioni ma non trattengo informazioni, sono già in modalità risparmio energetico....non è un buon segno.

Dopo Grottorotondo, Charles dà sfoggio della sua diplomazia e, col benestare del Capo, decidiamo di dividerci: 1) Sovrano, vassalli e servi della gleba abbandoneranno l'asfalto per inerpicarsi sui monti 2) i "morituri" continueranno nel loro folle piano in direzione Piglionico.
Senza zavorra proseguiamo lesti sul nostro itinerario, Charles e Pazzo in testa, io qualche metro  indietro alla deriva dei miei pensieri Pure Angelotto mi ha abbandonato, mo so cazzi....questi sono integralisti....se gli parli di furgonare o di Massa Marittima ti tagliano i coglioni. Fortunamente dopo Grottorotondo almeno il sole concede una tregua ed inizio ad elaborare una exit strategy......del resto sono un mago nel fingere una nausea gravidica.

A Piglionico il Pazzo sale in cattedra ed inzia a snocciolare tutto il crinale appenninico antistante, tipo occhiali Google Glass....giri lo sguardo e in automatico ti arriva una pioggia di informazioni. Chissà perchè ma il Pazzo me lo immaginavo così, badate bene...non è il classico personaggione che ti rincoglionisce con gli ufo o i rettiliani o magari sfoggia un dente di squalo appeso allo zaino di canapa, noooooo (quello è il Ganzerli).......dà piuttosto l'impressione di un animale braccato che cerca di fuggire lontano dal frastuono mediatico, dalla solitudine dei social e da tutta la merda che tracima a valle. E' anche vero che non penso esista un ingegnere delle telecomunicazioni che batta totalmente pari.

Cappella Votiva di Piglionico (pausa pranzo): addento il panino a base di stinco grondante maionese e avverto il peso del loro sguardo alle mie spalle; con la coda dell'occhio li vedo sgranocchiare come scoiattoli voraci  il loro risino basmati, gli occhi scuri, piccoli, vacui ........fissano, giudicano.
Il lungo portage risalendo verso il Rifugio Rossi (circa 450m di dislivello) è una lunga via Crucis che sale irta nel bosco di faggi: io sono il Cristo Pelato (non velato) , Charles e il Pazzo i romani, pieni di boria e allucinati dalla loro dottrina. Mentre risaliamo, in un crescendo di sberleffi e sputi, sciorirano il loro credo gluten free frammisto a complottismo farmaceutico, NOVAXismo e becero animalismo; vorrebbero che rinnegassi il mio dio maiale ma invano......... troppo forte il legame e la fede che ripongo in lui (il maiale), troppi i ricordi dei bei momenti passati insieme (il primogenito è stato concepito alla Sagra della Bistecca di Cascine di Buti).


Finalmente usciamo dal bosco, il manto verde dell'erba come un bavaglio circonda il costone calcareo della Pania Secca, una sorta di enorme gomito psoriasico. Questo cazzo di CAI 7 non molla un attimo e tra rocce, scaloni e ancora rocce alla fine arriviamo al Rifugio Rossi nello stupore generale.

Qui gente in bici non si è mai vista! 

Sono troppo stanco per pensare alla discesa, il ritiro Buddhista di Pomaia mi ha insegnato che passato e futuro sono solo polluzioni mentali, il presente, qui, ora, è l'unica cosa su cui investire. Nel frattempo i miei compagni sono già all'opra: Charles supervisiona i progetti di ampliamento della pianta del Rifugio elargendo consigli e firmando scartoffie, il Pazzo stringe mani e saluta amici a destra e manca.......probabilmente conosce più gente qui che in Fillungo. Io ridotto a massa informe e gelatinosa scivolo dentro il locale e riprendo sembianze umane su una delle panche allestite all'interno. Con la lingua dei segni riesco ad ordinare una bibita e un pezzo di crostata, le cuccette nel dormitorio mi richiamano a loro come sirene; la stratopa che siede accanto a me, una biondina con occhi di ghiaccio poco più che ventenne, non mi suscita alcuna pulsione, solo forse il ricordo di un coito lontano perso nel fumo del tempo.....chi? cosa? boh.

Piano piano riesco a riagganciarmi alla realtà e il campo visivo riprende colore, le gambe hanno messo radici, con passo prostatico (alla Berlusconi per intendersi) riesco ad alzarmi e a guadagnare la terrazza esterna dove una combriccola attempata ma irresistibile a squarciagola canta di osterie e donne. Dopo neanche mezz'ora vedo il Pazzo inquieto, scodinzola, scatta di lato, fiuta la traccia......anche Charles è pronto ma è talmente falso e cortese che non mi metterebbe mai fretta (salvo poi buttarmi merda alle spalle). L'esperienza mi insegna che i tipi come lui sono quelli da temere.

La discesa in bici del CAI 7 viene filmata da tutti i telefonini presenti, è un evento epocale, di quelli che non capitano spesso, quasi mai ad essere onesti. Dopo 2 metri non ne ho già più e gioco subito due jolly clamorosi sui primi rock garden. Prima di giocarmi il terzo, che non ho, scendo per un breve tratto a piedi. Il Pazzo, vedendomi in difficoltà, decide di fare una deviazione freeride sui prati a fianco del sentiero, il tempo di farmi rifiatare due secondi e darmi un'opportunità, una scelta.... potrei mollare e sdraiarmi, qua il terreno è morbido, l'erba alta potrebbe celare il mio corpo, le bestie avrebbero tempo di farne scempio e infine, con l'inverno, il manto nevoso cancellerebbe ogni traccia. 

La digressione dura poco e prima della faggetta siamo di nuovo sul sentiero. Il CAI 7 lo conquisti metro dopo metro, ogni centimetro può fare la differenza tra vivere o morire, pare di essere sul set di "Ogni maledetta domenica". Scendo in solitaria alternando pedali e trekking......i miei compagni irreperibili: è gente tosta, partorita sulle rocce, appartengono ai baroni di mtb-forum, stirpe nobile ma in decadenza........ io invece, cresciuto nella bambagia dei pisani, pago le conseguenze della mia autoreferenzialità. Non hanno cuore ma un pò di coscienza gli è rimasta...........ed ecco che ad ogni deviazione li trovo lì ad aspettarmi, si scambiando pareri sulle linee da fare, sono esaltati, il supertecnico è la loro topa, mi danno consigli e io vorrei dire qualcosa di intelligente (o per lo meno di intellegibile) ma, come dentro un pentolone, sento le loro voci rimbombare e farfuglio cose senza senso........... parlo del tempo, di mia sorella, di quando andavo a scuola.....uno spettacolo indecoroso. Passati (a piedi) gli ultimi tornanti tecnici accendo la modalità "no brain" e sul finale, dove il sentiero raddrizza un pò, lascio il trattore libero di ingurgitarsi rocce a volontà.


Per quanto tosto anche il CAI 7 ha una fine.
Accendo un cero nella Cappella Votiva di Piglionico e ripartiamo a ruota sul CAI 138; si palesa subito improponibile e ci costringe (stavolta tutti) a scendere dalle bighe, vuoi per passaggi potenzialmente mortali, vuoi per tornanti dagli angoli prossimi allo 0. Dopo diventa incredibilmente scorrevole e romantico, un tratto breve ma che mi rimette al mondo ....almeno fino ai caseggiati in pietra da cui inizia il CAI 133 - Alpe di S.Antonio.
Da qui in poi si rientra in un cespuglio di schiaffi: fondo sporco, tornanti che levati e strettorie in pietra spaccapedivelle.........detto tra noi se, anzichè essere in bici con due invasati, fossi a piedi con la famiglia sarebbe pure un bel posto e anche una bella giornata. Dal guado del torrente in poi il sentiero cambia radicalmente e, per quanto scorrevole, non permette di rilassarsi molto a causa del brecciolino smosso e di una sponda un pò esposta sul versante sinistro. L'ultima parte slarga in una carreccia che ci riporta dopo pochi minuti in falsopiano sull'asfalto che porta a Cornola
Qui gli aguzzini mi concedono qualche minuto di tregua e un pianto liberatorio nei pressi della fonte. Ricuciti gli stinchi e rifiatato un pò ripartiamo in salita ripercorrendo su asfalto parte della strada già percorsa. Sono 15 anni che vado in mtb e mai come oggi la salita mi è apparsa così benevola e ristoratrice. Mi attardo apposta per goderne il più possibile, manca ancora un pò e se piove di quel che tuona ne vedrò ancora delle belle.


4km girottolando alle spalle del Monte Grottorotondo e quindi abbocchiamo l'ultima parte della discesa, quella che sbuca nel borgo antico di Vergemoli. Oramai mi sento un veterano e il CAI 132 , nonostante rocce, parti esposte, brecciolino franoso, tornanti bastardi e rilanci inaspettati non mi tange minimamente........ oramai non me ne frega più un cazzo, mi sento Christopher Walken alla roulette russa del "Cacciatore", sono a fine corsa,  troppo stanco persino per preoccuparmi......e paradossalmente scendo meglio perchè, anzichè oppormi alla discesa come faccio di solito, lascio correre senza pensare troppo.  Charles intanto mi dà ripetizioni di MTB sfoggiando controllo,  equilibrio, fluidità e velocità di lettura impressionanti; il Pazzo invece è dal Rifugio Rossi che proprio non lo vedo. Lo ritrovo alla Chiesetta Romanica di Vergemoli sempre sorridente e apparentemente fresco come una rosa. 132 archiviato.

Di lì un breve trasferimento tra asfalto e carrareccia per abboccare  il Sentiero del Fogliaio, un antica mulattiera che costeggia il Canale omonimo; qui finisco i santi e le madonne nel tentativo vano di chiudere gli ennesimi tornanti a dente di sega, se non altro parapetti in pietra e staccionate mi rincuorano un pò.  150 metri più a valle e distanziati da intertempi notevoli sbuchiamo alla spicciolata in prossimità  della Diga del Trombacco sul corso della Turrite di Gallicano, uno degli affluenti principali della Val di Serchio.
Non mi pare vero ma stavolta è finita e, a dirla tutta, non me la sono cavata neanche male: un paio di voli, escoriazioni superficiali e sopratutto un secondo tempo assoluto sul Sentiero del Fogliaio, del resto su Strava l'abbiamo percorso in 2. (Decompressione) come cani randagi ciondoliamo per un pò sul ciglio della strada, azzuffandoci di tanto in tanto e inseguendo le poche macchine che passano......acido lattico, endorfine e adrenalina mischiati in un insidioso cocktail stile disco-labirinto.

La frescura dell'ombra, il verde smeraldo della vegetazione bassa, il turchese delle acque cristalline e branchi di fie gaudenti ammollo ci accompagnano fino a Gallicano lungo la sponda della Turrite, quello sprazzo di romanticismo impressionista che da un giro tanto trucido non ti aspetteresti mai! 3 km di bellezza a disposizione per rigenerare lo spirito, sorridere del dolore e ricordarsi dove cazzo ho parcheggiato.
Questo è un giro duro, in assoluto il più duro che abbia mai affrontato e non parlo di km e dislivelli o di fatica fisica.....qui, al di là di un certo manico, è richiesto un enorme lavoro mentale, sarete  ogni momento impegnati a decifrare il terreno e a fare delle scelte e su questa tipologia di sentieri quella giusta ahimè è soltanto una. Solo riorganizzandovi ogni metro, rimanendo lucidi e  gestendo correttamente respirazione e sfinteri ne uscirete vivi. Poi la droga aiuta, come sempre.

37km 1650m+

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