Pania di Corfino

Pania di Corfino - The Trombaio

All'ultimo minuto recuperiamo pure il Trombaio Pazzo. Tiro un bel sospiro di sollievo, con lui tutto sarà al ribasso sia in salita che in discesa; eppoi da quando ho scoperto che condivide con me l'ernia iatale  mi sta pure simpatico.L'itinerario di oggi parte dal Lago di Pontecosi, oggi un pò sottotono per colpa del meteo velato che non promette niente di buono. Charles sarà la nostra guida odierna, per una volta non avrò l'onere di tenere il gruppo compatto e potrò dedicarmi alle riprese video. Charles rientra tra le specie in estinzione assieme al pinguino imperatore e il panda gigante: pratica l'all mountain e vanta un'esperienza su questi monti di tutto rispetto; oggi è in modalità "asilo nido" quindi niente suicide exploring  e ferrate con la bici smontata sul groppone. A completare la compagnia odierna Ale che sfoggia il nuovo tatuaggio di Alviero Martini e un calzino giallo zabaione da vomito.  Menù della giornata 40km per 1500m+, non so se temere più i primi o i secondi. 

Dalla riva del Lago di Pontecosi su asfalto raggiungiamo la località Villetta (con il suo pittoresco e inquientante ponte) iniziando una lenta e inesorabile risalita verso il Parco dell'Orecchiella. Oltrepassato il paese ci addentriamo nel bosco ombroso del Monte Castellare e a seguire il Monte Merlo. Saliamo su con passo deciso alternando brevi strappi a lunghi tratti in falsopiano. Le temperature sono ideali e Charles inframezza sapientemente qualche breve pausa per rifiatare. Dai Pianacci in poi le curve di livello si fanno più fitte, il fiato allunga e il gruppo si sfilaccia: Charles in testa, Ale a ruota (forte del suo 28-46 degno di un criceto), più defilati il sottoscritto, impegnato a decifrare gli scricchiolii del trattore (ruota libera? movimento centrale? cervicale?), e il Trombaio, totalmente fatto di pizzette e serie tv. 

Sono le 10 passate, a Corfino troviamo ad attenderci un inaspettato sole. Quasi 600 metri di dislivello sono andati. Da qui inizia la seconda parte della salita, meno tosta ma assolata e più pallosa per colpa dell'asfalto. Sulla sinistra ci fa compagnia  il crinale Apuano  leggermente velato dalla foschia, a poco sono valse le piogge del primo mattino. La salita al Parco dell'Orecchiella è dolce e tra una chiacchera e l'altra raggiungiamo il Bar ristoro nei pressi del Centro Visitatori della tenuta. Qui diamo fondo all'insulina con carico di glucosio degno di uno screening diabetologico, ovvero crostata + cocacola; la botta di zuccheri con effetto cocainiforme si traduce in atteggiamenti molesti verso la giovane cameriera; solo Charles, da autentico asceta dei monti, rimane impassibile a consumare il suo risino basmati (rigorosamente scondito) sorseggiando acqua sorgiva.

Il vento freddo e il personale del Ristoro ci inducono a proseguire l'itinerario. Il bosco di faggi alla base del Monte Orecchiella ci concede 4km di ombra, tinte alla Klimt e silenzio. Charles, come l'orso marsicano, segna il nostro passaggio scortecciando alberi e cagando dognidove. Sbuchiamo quindi su asfalto e, dopo una breve discesa flow, ci ritroviamo al crocevia in corrispondenza della Sella di Campanaia. Seguendo le indicazioni per la Pania di Corfino, proseguiamo dritti (verso sud) tra prati, boschetti e ciotte fumanti di vacca. Gli ultimi 300m, laddove l'itinerario diventa ortogonale alle curve di livello, ci diamo di portage......penso di avere una sorta di dislessia per questa tecnica perchè, nonostante i tutorial su youtube, alla fine mi ostino a metterla sottobraccio come se fosse una baguette.
Non mi dilungo sulla vista che si gode dalla Pania, meglio un paio di foto e il video; quello che fa più specie è il ritrovarsi su un burrone di roccia mentre sull'altro versante si sale su per prati e boschetti. Dopo improbabili foto extreme discendiamo verso la Croce e ci guadagnamo un angolino zecca-free sul poggio antistante per consumare il pranzo.


Nonostante i 1600m di altitudine fa un caldo bestia e prima che il sole mi soffriga lo scalpo pelato iniziamo la discesa verso il paese di Campanaia. Il sentiero inizia stretto e scorrevole, tagliando prati verdi alla Heidi, senonchè al primo boschetto andiamo subito tutti in crisi (a parte la nostra guida) su un ripido freeride di circa 50 metri con radici viscide e alberi dappertutto pronti ad abbracciarti. Tolta questa parentesi più cazzuta, il sentiero discende tranquillo alternando tratti in bosco e parti veloci nella radura.

Giunti a Campanaia scendiamo lungo il sentiero della Fonte dell'Amore CAI 56. La prima parte immersa nel bosco costeggia un torrente in un contesto fiabesco. Alla Fontana facciamo rifornimento e all'amore, quindi proseguiamo in costa sotto il Monte La Bandita su un single track non impegnativo ma dal fondo smosso. Se eccettuiamo un tornante scenografico incastrato tra pareti di roccia direi che il sentiero non presenta particolari difficoltà. Di lì in poi segue un lungo mangiaebevi al termine del quale facciamo una sosta, la stanchezza inizia a farsi sentire un pò per tutti (Charles a parte) ma per qualcuno di più; le condizioni del Trombaio ci preoccupano: il controllo degli sfinteri è ormai perso, macchie ipostatiche dappertutto e l'eloquio incomprensibile (come sempre del resto). Lo sfottò lascia spazio alla compassione e tra una pizzetta, un gesto affettuoso e un discorso incoraggiante (" 'niamo! c'è le tope!") riusciamo a ricomporlo quel tanto che basta per riportarlo a casa.

Continuiamo quindi a scendere lungo la mulattiera del Vallone delle Grottacce , sulla dx i costoni di  pietra del Triassico e sulla sx in lontanza le Apuane e New York. Per un attimo ritorno con la mente alla cara vecchia Tobler sui pisani. Al termine delle pietraie un'ultima parte nel querceto misto con qualche tornante stretto ma fattibile (e se li faccio io andate tranquilli).

Nell'assolata piazzetta in centro a Corfino giusto il tempo di rifornirsi di acqua alla fonte e, dopo un brevissimo tratto su asfalto, iniziamo un lungo trasferimento su carrareccia in direzione del Monte Tignoso raggiungendo la località Finocchieta dove, vuoi per la stanchezza, vuoi per l'età che avanza, vuoi per il disboscamento, la nostra guida ci porta fuori traccia dimostrandosi finalmente UMANO dopo 6h di impeccabile perfezione.


Da metà discesa in poi riusciamo comunque a raccordarci al single track che risulta incredibilmente pettinato per le due ruote con curve spondate e divertenti compressioni. La parte commerciale dura poco e il resto della discesa è un progressivo addentrarsi nella giungla selvaggia con la sensazione sottopelle di non essere in realtà soli, un pò come in "Un tranquillo weekend di paura". Un cappottone (o garibaldone come direbbe qualcuno) mi riporta alla realtà. Siamo quasi giunti alla metà, gli ultimi metri in mezzo ai rovi e a Sambuca bacio l'asfalto come la terraferma. Defatighiamo lungo il fiume Serchio fino al lago di Pontecosi col morale alle stelle e merdosi come non mai. Un gran bel giro.

40km 1550m+

Commenti

Post più popolari