AV5T - Alta Via Delle 5 Terre

by Fami


Dopo il weekend trascorso a smoccolare sulla Via degli Dei era necessario decomprimere l’animo con un giro panoramico. Il 29 settembre partiamo alla volta della Liguria per percorrere l’Alta Via delle 5 Terre da Levanto a Porto Venere. Alta non è alta, la cima Coppi tocca quota 770m. Però si scorgono tutte e 5 le Terre dall'alto. È una alternativa in quota alla nota Via dell’Amore che, ahinoi, è percorribile solo a tratti dopo le frane del 2012.


AV5T - 45 km 1400m+



Da Pisa decidiamo di raggiungere La Spezia in auto. Dalla stazione spezzina i treni per Levanto passano ogni mezz'ora circa. Riusciamo a salire su quello delle 8:55 che puntualissimo arriva alle 9:25 a destinazione. Come siamo soliti fare, prima di iniziare l’itinerario ci concediamo una colazione ad un bar nelle vicinanze della spiaggia. Qualche foto e si prova a partire.
Infatti, non abbiamo neanche dato due colpi di pedale che lo spettro degli dei invocati qualche settimana prima sulla Via degli Dei, viene a farci subito visita. Un sinistro cigolio della ruota posteriore della Canyon fa da colonna sonora alla scomparsa degli occhiali cinesi del Monty. Siamo certi che sia stato un malevolo intervento divino. Nonostante l'inizio non sia stato dei migliori, in questa uscita non mi sono quasi mai rivolto alle entità celestiali.



Abbandoniamo Levanto sulla statale a fianco della stazione in direzione Monterosso. La strada è da subito in salita, ma la pendenza è davvero dolce e soprattutto costante. Permette di mantenere un buon ritmo di pedalata e non presenta alcuno strappo. Oserei definirla una salita chiacchierabile, che non impegna né cosce né polmoni. Purtroppo o per fortuna il cielo è coperto. L’aria è tersa e le nuvole bloccano la luce che renderebbe le foto panoramiche delle autentiche cartoline. Al contempo la temperatura è perfetta per non disperdere liquidi e smoccolare per il caldo e l’affanno. 


Procediamo costanti passando le località di Legnaro e Chiesanuova per proseguire sulla SP38 fino all'incrocio con la SP51 al Passo del Termine. In pratica un terzo del dislivello lo abbiamo già portato a casa. 
Qui inizia il percorso offroad. Il sentiero AV5T che imbocchiamo al di là di alcuni blocchi di cemento parte da subito in salita. Il fondo non è pedalabile a causa di alcune rocce voluminose, radici scivolose e gradoni che costringono ad un tratto di spintage. Sebbene l'itinerario dell’Alta Via delle 5 Terre è un percorso trekking i tratti impraticabili per le due ruote sono pochi e brevi. Scollinati imbocchiamo un single track sulla sinistra. Il fondo è composto da rocce smosse e rese umide dalla giornata uggiosa. La loro eccessiva scivolosità in alcuni tratti caratterizza l'unica insidia della giornata. Scendiamo così a Foce di Drignana dove imbocchiamo l’unica pettata del giro. Circa 700m con punte al 15% dopo i quali ci ributtiamo su sterrato.

Il bosco non è mai noioso. Leccete si alternano a sugherete creando un particolare gioco di ombre. Infatti la timida luce grigiastra - tipica delle giornate piovose di montagna - si ferma al di sopra degli alberi. Le fitte fronde non lasciano passare niente, tanto che ci ritroviamo a più riprese al buio nemmeno avessimo passato il crepuscolo. L’atmosfera cupa è completata dai lunghi single track che snodandosi sul versante ovest delle montagne, risultano leggermente esposti sulla destra. Sono dei veri e propri singolini per niente ripidi ma in leggera contro-pendenze.
Non mi capita spesso di percorrere sentieri esposti sul lato destro. Per un eccesso di sicurezza talvolta ho staccato i piedi dai pedali. Ma puntualmente quello destro. Una scelta molto discutibile, data la presenza della valle subito lì a fianco che mi stava chiamando. Sono molto abile a complicare le situazioni del tutto semplici. Ma d’altra parte il richiamo della valle mi ha sempre sedotto. Sia chiaro, i single track sono molto facili. Non hanno niente a che vedere con la classica definizione di sentiero esposto con il burrone a fianco. Ma comunque il terreno umidiccio, il contenuto spazio e la presenza di alcune roccette bastarde sui cui è possibile slittare, pretendono attenzione.
Ci troviamo all'altezza di Vernazza. Passiamo a fianco dei monti Castello e Gaginara, per scendere al Passo della Cigoletta e risalire al Passo Marvede. Presa la direzione per il Colle del Telegrafo, ci ritroviamo a spingere per qualche minuto. Il passaggio delle nuvole rendono l’atmosfera davvero suggestiva. Castagni e felci accompagnano la salita, la nebbia e la pioggia rendono il bosco una giungla.
Rimaniamo più o meno sempre attorno alla quota di 600m. Costeggiamo i monti Galera, Grosso e Verrugoli. Scendendo senza nemmeno accorgercene, il tempo va migliorando e alcuni punti panoramici ci costringono a sostare per qualche foto. Siamo all'altezza di Riomaggiore



Raggiunto il Bivio Bramapane una discesa un po più sporca, tecnica e ripida ci separa dal Colle del Telegrafo, dove ci fermiamo a mangiare. Il punto ristoro è affollato nonostante sia una giornata per niente godibile. Chiediamo a qualche passante qualche info. Bastano tre parole per ricordarci che siamo in Liguria, la terra dei T-Rex. “Nooo, questo posto è carissimo, lasciate perdere”. Belin! Lavatevi bene le mani che vi puzzano d’ascella! Popò di braccini corti! In fondo a noi poco importava perché avevamo dei panini. Per cui top, speso niente. Ma davvero i liguri non si smentiscono mai, pazzesco!

Arriva la pioggia, ma poco importa. Indossiamo i k-way a mo’ di tartarughe ninja per proteggere gli zaini impermeabili (l’acqua è rognosa, è meglio averne paura che toccarne). Ripartiamo su un'ampia carrareccia carrabile che ci conduce a Campiglia. Finalmente il cielo si apre. Alcune innocue nuvole rimaste nel cielo creano delle singolari ombre sul mare. Dalla piazzetta antistante la chiesa del paese il panorama è estremamente godibile. Da qui in avanti ci sono una miriade di punti panoramici pazzeschi che rallentano la nostra già lenta andatura. Data l’unicità di tali paesaggi è doveroso fare qualche sosta. Diciamo che sono il motivo che ci ha spinto a intraprendere questo giro. 


Proseguendo sulla traccia ritorniamo per un breve su asfalto fino a Bocca di Cavallin. Un breve tratto di salita asfaltata, ci porta alla salita sterrata. Data l’impraticabilità del fondo è necessario salire a spinta fino al Rifugio Castellana - struttura fatiscente in stato di abbandono. Da qui in poi il sentiero confluisce su una carrareccia molto larga che scende veloce fino a Le Grazie. In poche centinaia di metri si passa dalla vista del golfo di La Spezia, alla scogliera di Porto Venere e dell’isola di Palmaria


Ancora una volta paesaggi da cartolina rallentano la nostra discesa. Imboccata la statale e superata la frazione di Case Rosse risaliamo per la SP530 per arrivare nel borgo di Porto Venere. L’itinerario dell’Alta Via delle 5 Terre termina qua. 


Ci concediamo una girata nel paese. È vietato andare in bici ed è pieno di scalini. Spingiamo i mezzi fino alla chiesa di San Pietro e poi convinco il Monty a salire al Castello Doria. Mostra un po’ di disappunto. Fa bene. Fatica del tutto inutile perché l’accesso è a pagamento ed essendo entrati in linea con lo spirito ligure, non abbiamo scucito un euro. In qualche modo dovevo far scontare al Monty le fatiche de “gli ultimi 3 km” della Via degli Dei. Sembrava tutto finito quando gli dei tornano a farci visita una seconda volta nella giornata. Con la bici sul groppone riesco a forare la ruota posteriore. Non è possibile, questo è un chiaro intervento divino. Nonostante tutto, una bella luce pomeridiana tiene il morale altissimo. Giochi di riflessi sul mare e sulle meravigliose scogliere ci rapiscono e con un calma messicana ci concediamo una birra in piazza Darsena. Manca solo il rientro su asfalto a La Spezia per tornare all'auto parcheggiata. Dalla passeggiata di Porto Venere sono 13 km per 172m di dislivello veramente pallosi.

L'itinerario è molto panoramico e l'unica difficoltà è data dal fondo umido e scivoloso presente in alcuni tratti. Probabilmente se percorso a velocità sostenuta risulta anche molto faticoso, ma con andatura messicana in poco più di mezza giornata si arriva non troppo stanchi.


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